INTRODUZIONE


San Luca
è un comune della provincia di Reggio Calabria, sul versante ionico e alle falde del massiccio dell'Aspromonte, con una popolazione di circa 3.300 abitanti.
Pur avendo pochi abitanti, la Settimana Santa viene celebrata con una serie di riti tradizionali che non sono da meno rispetto a realtà molto più grandi ed importanti.
Qui infatti, le celebrazioni del Triduo Pasquale iniziano il Giovedì Santo con una singolare S. Messa in "Coena Domini" ed una "lavanda dei piedi" al cui termine una statua dell'Immacolata viene ricoperta da un manto nero, adattandola quindi ad una Addolorata, e viene trasportata in una abitazione vicina alla Chiesa Madre.
Il giorno successivo, cioè il Venerdì Santo, in serata, dopo la Adorazione della Croce e la predica della Passione, si svolge la processione dell'Addolorata.
Il Sabato Santo invece, esce la processione del Cristo Morto, accompagnato dalle statue dell'Addolorata e di S. Giovanni che, in questa occasione, viene ricoperto con un altro manto nero.
A mettere fine ai riti legati alla "pietà popolare" a San Luca è la cosiddetta "Cunfrunta", cioè l'incontro tra la Madonna e Gesù Risorto, che avviene la mattina della Domenica di Pasqua.


- Testo a cura del dott. Francesco Stanzione, sulla base di informazioni tratte dal web.
- Foto tratte dal web.

GIOVEDI' SANTO - S. Messa in "Coena Domini"

La sera del Giovedì Santo, alcune donne portano alla Chiesa Madre, Santa Maria della Pietà, vari contenitori colmi di germogli di frumento e altre sementi, "u graniceddu", e poi ancora tanti cesti di vimini coperti di panni bianchi, pieni di pani e fichi secchi (offerti per voto da alcune famiglie, diverse ogni anno), destinati ad essere offerti agli Apostoli e distribuiti ai fedeli che intervengono alla S. Messa "In Coena Domini"dopo il rito della "lavanda dei piedi". Qualcuno porta anche un agnello. 
Il rito si svolge nel modo seguente.
Dodici uomini vestono i panni degli Apostoli e, ordinatisi in processione con il sacerdote, escono dalla sacrestia e, percorsa la piazza, raggiungono l'ingresso principale della Chiesa Madre. Salgono composti l'alta e ripida scalinata e fanno ingresso in Chiesa. Li attendono, numerosi, i fedeli, prevalentemente donne, anziani e bambini.


Gli Apostoli incedono ordinati fino all'altare e si dispongono a semicerchio dinanzi a quello. Ha inizio la funzione. Dopo l'omelia, il sacerdote procede al rito della "lavanda dei piedi".
Ora le offerte (i pani, la frutta, i fichi secchi, l'agnello), precedentemente disposte ai piedi di un simulacro dell'Immacolata Concezione, posto a sinistra dell'ingresso, vengono recate dai membri delle famiglie offerenti all'altare. Fra i doni c'è anche una colomba, liberata subito dal sacerdote tra gli applausi.
Il sacerdote annunzia a voce alta il nome delle famiglie che hanno fatto i doni: "Famiglia ***, per grazia ricevuta", ecc., mentre i cesti colmi di pane vengono finalmente scoperti e inondati dal denso fumo dell'incenso. La funzione riprende.
Dopo la comunione gli Apostoli, ognuno con una candela accesa, preceduti da un crocifero e seguiti dal sacerdote che reca il SS. Sacramento, si muovono in processione dall'altare al portone e di nuovo all'altare. Si procede ora alla spoliazione dell'altare su cui vengono posti due grandi pani votivi.
Il sacerdote procede alla benedizione delle offerte con l'acqua benedetta. Solo ora i pani e i fichi secchi vengono donati dall'officiante agli Apostoli e distribuiti tra i fedeli che sia assiepano intorno.
Frattanto l'officiante divide in piccoli pezzi i pani presso l'altare e depostili entro dei cesti ne dispone la distribuzione tra i presenti. Si fa ressa, tutti vogliono avere per sé una parte di cibo benedetto, molti tra i fortunati ne trattengono solo alcuni bocconi e spezzano i pani offrendoli a chi non ne ha ricevuto.
Questa offerta e condivisione del pane quasi banale in una società opulenta che ignora la fame e gli affamati, ha invece straordinaria valenza materiale e simbolica per chi ancora ha memoria del suo stentato passato contadino, dove potere accedere al pane di frumento era fatto eccezionale.
La Messa si chiude dopo il sacro banchetto ma i riti non hanno termine.
L'Immacolata viene posta sul fercolo processionale e interamente coperta di un manto nero. Sostenuta a braccia, in silenzio, è trasferita all'interno di una abitazione privata poco distante. La attendono alcune donne, vestite a lutto. Saranno loro che, al riparo da occhi indiscreti, toltole il manto, spoglieranno la Madonna della corona dorata e dei festosi abiti che indossa ordinariamente, rivestendola degli abiti neri della Madre Addolorata. Saranno queste donne ad esserle sempre compagne nella veglia cantata del Venerdì Santo.
Frattanto gli Apostoli, il sacerdote e alcuni ospiti, bevuto un bicchiere di vino in sacrestia, si riuniscono per mangiare insieme bollito di manzo e capra al sugo nella saletta soprastante il piccolo bar che si apre sulla piazza . Il pasto è offerto dal proprietario del locale.

- Testo  tratto dal volume "La Settimana Santa a San Luca", Etnovisioni s.n.c., Catanzaro, 2007, a cura di Ignazio E. Buttitta.
- Foto a cura di Angelo Maggio.

VENERDI' SANTO - Adorazione della Croce, predica della Passione e processione dell'Addolorata

Alle 15.00 ha inizio l'adorazione della Croce. La Chiesa si va riempiendo di fedeli, in massima parte donne. Le anziane vestono tutte di scuro: la gonna nera plissettata, larga, sotto il ginocchio; i capelli raccolti con una treccia fitta e sottile.
Ha inizio la funzione. Il sacerdote disvela il Crocifisso del panno viola che lo nasconde, lo eleva alto sulle braccia per deporlo poi su un banco coperto di un panno rosso predisposto dinanzi all'altare. I presenti compostamente si approssimano al Crocifisso baciandogli i piedi e ricevendo un'immaginetta.
Le pie donne intonano: "Figghiu me' Gesù mio moristavu in croce / mansueto me' agnello purissim'e nnoc-centi...".
Al termine del rito il sacerdote e il predicatore percorrono processionalmente il Tempio recando il Crocifisso e le ostie consacrate. Di nuovo all'altare, il sacerdote guida i fedeli nella recita del Padre nostro e impartisce poi la Comunione.
I fedeli intonano "A passioni du Signuri". La Messa è finita, le donne uscendo dalla Chiesa si recano in visita all'Addolorata, ne baciano il manto e sostano presso di essa intonando ancora i canti della tradizione. Il pomeriggio trascorre lentamente.


Alcuni bambini sono intenti ad accatastare alcune fascine di legna al centro della piazza mentre le donne, a piccoli gruppi, continuano ad affluire presso la casa dell'Addolorata.


Alle 21.30 ha inizio la Funzione. Il sacerdote predica e illustra con l'ausilio di diapositive la Passione del Cristo. La predica della Passione viene a tratti interrotta per lasciare spazio ai cori delle fedeli che intonano alcuni canti tradizionali: "All'undici uri tutti si partiru, / piccioli e randi tutti s'arringaru..."; "Fici strumentu lu Figghiu di Diu / e cu dudici cordi lu ccordau..."; "Quandu la Matri santa caminava, / l'amatu Figghiu soi cercandu jia...".


Frattanto in piazza gli uomini, riuniti in capannelli, si intrattengono intorno al falò appena acceso. Sono le 23.30, l'Addolorata è prelevata dall'abitazione dove era stata trasferita la sera precedente. La recano a spalla otto fedeli coronati di serti vegetali, accompagnati da sei uomini che recano torce di legno di pino, a dera.
All'uscita della Madre le donne intonano ancora: "Quandu la Matri santa caminava...".


Lentamente la processione, illuminata dalla aranciata luce della resina, attraversa la piazza, raggiunge l'ingresso serrato della Chiesa Madre e ivi si arresta in paziente attesa.


All'interno la funzione è giunta al suo punto culminante. Il sacerdote sta raccontando con toni appassionati della Crocifissione. Si ferma un attimo. Si fa silenzio nella Chiesa gremita di fedeli e il sacerdote rivolge lo sguardo al portale e invita Maria ad entrare.
La porta si spalanca e l'Addolorata incede, composta, di alcuni passi, gira su se stessa e ritorna all'esterno; dietro di Lei si chiude pesante il portone. Il sacerdote prosegue ricordando l'amore di Maria per il Figlio, poi chiama nuovamente la Madre.
L'Addolorata si fa avanti veloce, facendo due rapidi inchini, e si pone dinanzi all'officiante che ne decanta le virtù. Ecco la Madre uscire ancora, stavolta dall'ingresso che dà sulla piazza, e raggiungere il portone principale.
Il sacerdote tace. Poi, improvviso, con voce decisa, chiama Maria per la terza volta: "Vieni o Maria! Vieni!": l'Addolorata entra rapida, facendo tre inchini, e corre dinanzi al sacerdote che le pone tra le braccia, su un candido panno, un piccolo simulacro del Cristo Morto. L'Addolorata ritorna verso l'ingresso, avanza poi nuovamente tornando a inchinarsi tre volte, e va a disporsi, a destra, sull'altare alle cui spalle giace il simulacro grande del Cristo Morto abbracciato dal "graniceddu".
Nuovamente cala il silenzio. Il portale si apre improvviso: avanza di volata San Giovanni ammantato di nero e, inchinatosi tre volte, va a disporsi a fianco della Madonna, tra gli applausi dei fedeli. Le donne riprendono a cantare : "Quannu la Matri santa caminava...".


Ha inizio ora una mesta processione. L'Addolorata s'avanza preceduta dalla Croce, dal parroco e dal predicatore e seguita, come al solito, dalle donne che intonano canti, gli stessi che hanno accompagna- to la veglia delle ore precedenti. 
La processione, attraversa la piazza Dante Alighieri e si distende sul corso Alvaro fino a raggiungere il Calvario. Poi, secondo un itinerario in parte diverso, ritorna presso la Chiesa Madre.
L'Addolorata vi è introdotta ed è disposta ancora sull'altare dove l'attende San Giovanni. Le donne, una dietro l'altra, le toccano il manto portandosi poi la mano alla bocca e baciandola. Analogamente accade con San Giovanni. Al corpo del Cristo disteso alle spalle dell'altare sono riservati le carezze e i baci più intensi e diretti, sulle mani, sui piedi, sulle gambe, sul volto.

- Testo  tratto dal volume "La Settimana Santa a San Luca", Etnovisioni s.n.c., Catanzaro, 2007, a cura di Ignazio E. Buttitta.
- Foto a cura di Giancarlo Parisi.

- GALLERIA FOTOGRAFICA -

Processione dell'Addolorata

(Sabato Santo 2025)


- Foto tratte dalla pagina facebook "Santa Maria della Pietà".

SABATO SANTO - Processione del Cristo Morto

Il
Sabato Santo mattina si svolge la processione del Cristo MortoPrende avvio al termine delle Lodi, presso la Chiesa Madre, intorno alle ore 9.15. Il Cristo morto disteso sulla lettiga sostenuto da quattro chierichetti, l'Addolorata e S. Giovanni, sostenuti ciascuno da otto uomini, seguiti da alcune fedeli, si incamminano fino a raggiungere il Calvario.
I canti devoti accompagnano sempre il corteo che percorre via Nazionale, piazza Dante Alighieri, corso Alvaro. Giunti presso il Calvario, il Cristo viene deposto al centro dell'emiciclo affiancato dai simulacri della Madre e di S. Giovanni. Il predicatore rivolge ai presenti le sue edificanti parole e procede alla lettura dal Vangelo di S. Giovanni: "Stavano sotto la Croce...".
Gli uomini frattanto si ristorano al bar limitrofo e vi escono solo per riprendere i simulacri all'avvio della processione, intorno alle 10.45. Secondo lo stesso itinerario dell'andata il corteo ritorna presso la Matrice.


I simulacri vi sono nuovamente introdotti e sistemati in prossimità dell'altare. Le fedeli ancora una volta intonano i canti della memoria e poco a poco si accostano ai simulacri per baciarli nuovamente.
Sul far della sera, intorno alle 17.30, l'Addolorata viene preparata per il prossimo incontro con il Risorto.
È una cerimonia "a porte chiuse", solo le sue ancelle dovrebbero vedere il corpo spoglio della Madonna. Toltole il manto e l'abito nero, la parrucca dai capelli lunghi e scomposti, la Madonna è rivestita a festa, a cominciare da una sottoveste di candido lino, riconquistando la propria lucente maestà: i capelli ora sono raccolti in bei boccoli ramati, il capo cinto della corona e arricchito degli orecchini d'oro; una gonna color panna ricamata a fiori bianchi e celesti dagli steli dorati le cinge la vita, una camicetta dello stesso tessuto con decori solo leggermente variati le copre il busto. Mentre le ancelle attendono a curare la loro Signora, viene velato il gruppo statuario della Pietà posto in alto sopra l'altare.
La Madre è ora pronta a ricevere sulle spalle l'ampio manto azzurro a stelle d'oro e nelle mani un mazzo di fiori bianchi e il Rosario. Infine, la Luce è nuovamente ammantata per intero della cappa del lutto. Intorno alle 23.30 ha inizio la Messa di Resurrezione. La Chiesa è gremita di fedeli. Il sacerdote ieratico declama le Letture, poi annunzia gaudioso la Resurrezione. Alle spalle dell'altare viene sollevata d'un tratto, a braccia, la statua del Cristo Risorto nel tripudio dei presenti. Poi, il sacerdote, portatosi fuori del Tempio, procede alla benedizione del fuoco nuovo e con un tizzone benedetto accende il cero pasquale.

- Testo  tratto dal volume "La Settimana Santa a San Luca", Etnovisioni s.n.c., Catanzaro, 2007, a cura di Ignazio E. Buttitta.
- Foto a cura di Angelo Maggio.




- GALLERIA FOTOGRAFICA N° 1 -

Processione del Cristo Morto

(Sabato Santo 2024)


- Foto tratte dalla pagina facebook "Santa Maria della Pietà".
 
- GALLERIA FOTOGRAFICA N° 2 -

Processione del Cristo Morto

(Sabato Santo 2025)


- Foto tratte dalla pagina facebook "Santa Maria della Pietà".

DOMENICA DI PASQUA - La "Cunfrunta"

La mattina della Domenica di Pasqua si svolge il rito della "Cunfrunta"
L'Addolorata, intorno alle 9.00, è recata processionalmente presso il Calvario. Le fedeli vi si raccolgono intorno cantando le sue lodi: "Sarvi, sarvi, o Regina / Matre di buon consiglio..."; "Eu v'aduru o gran Signura / eu v'aduru Patri e Figghiu..."
Improvviso appare S. Giovanni, recato da otto giovani, vestiti di bianco, tra i venti e i trent'anni: si av- vicina di corsa a Maria, fa tre inchini e ritorna sui suoi passi mentre la Madonna si incammina.
S. Giovanni si reca per nove volte ad annunziare alla Madonna la resurrezione del Cristo, le ultime tre di corsa, ripartendo ogni volta dal simulacro del Cristo Risorto che, partito dalla Chiesa Madre, pian piano si va approssimando alla piazza Dante.
Ora sono i "ragazzi" ad essere investiti dagli sguardi, a dovere dare prova di saper compiutamente assolvere al ruolo demandatogli dalla comunità. 
Il paese è insolitamente animato. Ai suoi circa 4.500 abitanti si sono aggiunti numerosi gli emigrati in Germania rientrati per ritrovare familiari, amici e senso alla loro esistenza. Tutti vestono gli abiti della festa, si scambiano sorrisi e auguri di buona Pasqua mentre le campane risuonano allegramente.
Anche la Madonna, lentamente, seguita dal canto femminile "E la Matri pura e bella...", si approssima al Risorto, invitata sempre più pressantemente da S. Giovanni. Adesso la Madre e il Figlio si trovano agli estremi dell'ampia piazza gremita di fedeli.
S. Giovanni correndo fa l'ultimo annunzio all'Addolorata che parte di scatto in avanti mentre il Risorto rapido le viene incontro. In un attimo è la "Cunfrunta", attimo liberatorio e gioioso, di urla e di applausi, di speranze e illusioni. Un rapido piroettare di simulacri, il manto nero vola via e splendida appare la Madonna accanto al Figlio ritrovato.


I simulacri sono ora deposti a terra. Uno di fianco all'altro. I fedeli vi si accalcano intorno, baciandone gli abiti e le membra, sfregandovi immaginette e fazzoletti, recando fiori e offerte in denaro. La sosta ha termine.
La processione riparte verso la Matrice dove S. Giovanni ed il Risorto entrano ancora correndo all'altare tra gli applausi dei presenti. Il tempo si è rifatto, lo straordinario declinerà in un quotidiano dove Cristo continuerà a garantire la sua presenza, a scandire i giorni a dare ragione alla vita.
A San Luca come altrove «È Cristo che segna il tempo e il tempo diventa segno di Cristo, delle sue proposte e dei suoi incontri umani».

- Testo  tratto dal volume "La Settimana Santa a San Luca", Etnovisioni s.n.c., Catanzaro, 2007, a cura di Ignazio E. Buttitta.
- Foto a cura di Giancarlo Parisi.

  
- GALLERIA FOTOGRAFICA -

La "Cunfrunta"

Domenica di Pasqua 2025)


- Foto tratte dalla pagina facebook "Santa Maria della Pietà".